Gestire la complessità

Ogni operazione di recupero presenta caratteri di unicità tali da rendere indispensabile la definizione di un percorso progettuale modellato sulle caratteristiche del manufatto, sulle relative necessità di rifunzionalizzazione e sulla metodologia di intervento che si vuole perseguire nei confronti di un edificio esistente, a maggior ragione se di valore storico-monumentale come il Broletto di Pavia.

L’intervento sul Broletto di Pavia  ha consentito quindi di mettere  a punto un iter operativo in grado di gestire una realtà così complessa sia dal punto di vista storico che architettonico.

L’intero iter progettuale di restauro e riuso del Broletto di Pavia si è  sviluppato sul doppio binario della conservazione da un lato e della rifunzionalizzazione dell’edificio dall’altro, ponendosi come premessa e insieme obbiettivo fondamentale il recupero del ruolo e del significato che il Broletto ha avuto nella storia di Pavia.

Aldilà dell’indubitabile valore storico-architettonico infatti, il Broletto ha rappresentato storicamente un luogo simbolico per la città, centro fisico del tessuto urbano (piazza della Vittoria si trova esattamente all ‘incrocio tra il cardo e il decumano) e centro della vita sociale ed economica.

L'indagine storico-architettonica ha evidenziato il ruolo straordinario che questo complesso monumentale ha espresso nel corso dei secoli: la sua storia così complessa, testimoniata dalla stratificazione di forme e stili, dimostra come  il "luogo" fosse così importante da doverlo trasformare nel tempo per riaffermarne la centralità e la rappresentatività al mutare delle situazioni.

Sicuramente tutto ha avuto inizio dalla posizione strategica del sito nella città romana ma certo la qualità dell'architettura e la rappresentatività della funzione ne hanno determinato la durata.

Si può quindi affermare che l'isolato che ospita il Broletto, la Torre Civica ed il Duomo rappresenta l'elemento generatore della centralità urbana, del sistema delle piazze centrali e quindi "il luogo" della riconoscibilità della città.

Tutto ciò permette di capire le potenzialità che l’edificio esprime come elemento di riconnessione urbana, come cuore del sistema degli spazi pubblici costituiti dalle tre piazze   centrali della città: piazza Vittoria, piazza Cavagneria e piazza del Duomo.

In quest’ottica quindi il  "riuso pubblico" del Broletto, con  le destinazioni previste di carattere culturale e istituzionale, ha  contribuito a recuperare il carattere di centralità che ha connotato la sua storia secolare, l'unicità dell'oggetto architettonico e la posizione strategica nella città, oggi praticamente dimenticati.

Parallelamente, il progetto ha avuto come obiettivo la conservazione di tutte le informazioni racchiuse nell’edificio, sulla base di un approfondito processo di conoscenza  alla ricerca dell’insieme degli interventi che lo hanno definito nella configurazione attuale, recuperando una ricchezza storico-architettonica oggi in gran parte celata.

Nel lungo periodo di lavoro il processo conoscitivo non si è mai interrotto, sin dalle prime fasi di rilievo fino alla fine delle opere relative al primo lotto, avvalendosi di professionalità specifiche per comprendere il lungo processo di stratificazione storica fatto di continue aggiunte e giustapposizioni che hanno portato all’immagine e consistenza attuale.

La fase conoscitiva  si è articolata a più livelli:

-analisi storica, che con l’ausilio di storici dell’architettura è già stata sviluppata sull’intero complesso nelle precedenti fasi progettuali. Tale analisi è finalizzata alla conservazione dell'edificio, ed è stata utilizzata quale strumento di conoscenza, di confronto e di verifica delle informazioni che risultano vincolanti per la conservazione e il recupero del Broletto. 

- rilievo geometrico, materico e dello stato di conservazione

- ulteriori indagini conoscitive sulle parti di cui non si possedevano informazioni sufficienti per avviare una corretta conservazione e volte a  individuare, laddove si è ritenuto necessario, la presenza di intonaci  sotto quelli  attualmente visibili (indagini stratigrafiche), la presenza di elementi architettonici nascosti (termografie) o le condizioni statiche di elementi strutturali.

I sondaggi da eseguire sull’edificio sono stati oggetto di un progetto specifico e sono stati realizzati prima della stesura del progetto esecutivo.



Progetto esecutivo lotto 1: rilievo materico; dettaglio degli interventi di conservazione e restauro  nella Loggetta dei Notai e nel portico; i due fronti del blocco meridionale dopo il restauro




Particolare interno della Loggetta dei Notai dopo il restauro



Particolare del portico meridionale dopo il restauro

  

La struttura del complesso

L’edificio del Broletto –di proprietà comunale ad eccezione di alcuni locali situati al piano terra e prospicienti su piazza Vittoria - ha una superficie di calpestio di 3.896 mq.; prima dell’intervento di recupero il complesso era per la maggior parte adibito ad uso scolastico.

L’impianto planimetrico complessivo é riconducibile ad uno schema a C con la disposizione dei singoli corpi di fabbrica lungo i lati settentrionale, orientale e meridionale; chiudono il quadrilatero le absidi del Duomo rinascimentale.

Il complesso risulta composito, frutto di un continuo processo di stratificazione storica fatto di successive aggiunte, che ha richiesto, anche attraverso l’uso di professionalità specifiche, un ininterrotto processo conoscitivo e di ricerca.

A partire dalla seconda metà del VII secolo infatti l’edificio ha avuto un storia ricca e articolata, strettamente legata allo sviluppo ed alle vicende urbane della città: il Broletto è senza dubbio l’edificio che, all’interno del tessuto urbano, più di ogni altro e in maniera più duratura, ha rappresentato i caratteri della centralità di Pavia  e si è riproposto come luogo di incontro e aggregazione.

Pur nella difficoltà di schematizzare il processo evolutivo di un struttura così complessa è possibile scomporre il Broletto in corpi di fabbrica distinti, ognuno dei quali, a sua volta, caratterizzato da vicissitudini storico – architettoniche diverse. In particolare sono individuabili tre corpi di fabbrica principali:

-un blocco meridionale, di notevole ampiezza e riconosciuto come il più antico: le prime tracce certe della fabbrica risalgono alla seconda metà del VII secolo, quando, nel cuore della città, viene edificata la sede vescovile (Curia Episcopi), in prossimità della basilica preesistente alla cattedrale romanica. Sul lato verso la corte interna la loggetta dei Notai si presenta come una chiara aggiunta cinquecentesca.

- Il corpo settentrionale, frutto di successivi accorpamenti nel corso dei secoli (dal Palazzo Vescovile ad ovest al Palazzo del Podestà ad est), è sicuramente il più composito. Il fronte su piazza Vittoria, in mattoni a vista, è il risultato di una ritessitura che ha cercato di garantire uniformità al prospetto. oggetto di un radicale intervento di restauro realizzato negli anni Venti

- un corpo orientale di larghezza ridotta e che salda tra loro i due precedenti.


Planimetria generale



Il percorso progettuale

L’intero iter del progetto si è articolato sul doppio binario della conservazione da un lato e della rifunzionalizzazione dell’edificio dall’altro, ponendosi come premessa e insieme obbiettivo fondamentale il recupero del ruolo e del significato che il Broletto ha avuto nella storia di Pavia.

Aldilà dell’indubitabile valore storico-architettonico infatti, il Broletto ha rappresentato storicamente un luogo simbolico per la città, centro fisico del tessuto urbano (piazza della Vittoria si trova esattamente all ‘incrocio tra il cardo e il decumano) e centro della vita sociale ed economica.

Tutto ciò permette di capire le potenzialità che l’edificio esprime come elemento di riconnessione urbana, come cuore del sistema degli spazi pubblici costituiti dalle tre piazze   centrali della città: piazza Vittoria, piazza Cavagneria e piazza del Duomo.

In quest’ottica l’indirizzo  privilegiato è quello di un "riuso pubblico" del Broletto, teso ad esaltarne il carattere di centralità che ha connotato la sua storia secolare. L'unicità dell'oggetto architettonico e la posizione strategica nella città, ne suggeriscono, infatti, usi che valorizzino il significato di "luogo pubblico" per eccellenza, oggi praticamente dimenticato.

In base alle richieste dell’A.C. sono state dunque previste le seguenti destinazioni d'uso:

a) negozi

b) spazi espositivi

c) centro di informazioni sulla città

d) assessorati comunali

e) sale riunioni

f) associazioni

Parallelamente, il progetto si è posto l’ obiettivo della conservazione di tutte le informazioni racchiuse nell’edificio: i nuovi interventi nascono della volontà di conservare l’edificio (consolidamenti statici e dei materiali storici degradati) e di restituire, ove possibile, un’unità di lettura del manufatto con interventi reversibili e commisurati al singolo caso.

Anche la collocazione delle nuove destinazioni d’uso all’interno del Broletto viene vista alla luce di questi stessi criteri conservativi, con l’obiettivo di operare il minor numero possibile di modificazioni all’impianto, concentrando le trasformazioni dove già sono state realizzate in passato.

Gli interventi di trasformazione sono stati  essere  limitati e concepiti come miglioramento delle prestazioni di accessibilità, sicurezza e fruibilità dell'edificio piuttosto che come specifica esigenza delle funzioni che vi si devono insediare, rispettando al massimo l'impianto esistente.

Per un complesso monumentale dell'importanza del Broletto infatti, gli interventi di restauro e conservazione rappresentano l'obiettivo prioritario mentre il progetto di riuso é da intendersi come funzione con una durata temporale definita (e quindi in prospettiva temporanea), come sono state del resto tutte le funzioni che il Broletto ha ospitato dalla sua creazione


Flessibilità e reversibilità

L'ipotesi di ricollocare nel complesso del Broletto diverse destinazioni d'uso e l'esigenza di consentire una fruizione indipendente dello stesso alle diverse categorie di utenti, hanno portato a riconsiderare l'accessibilità e il sistema distributivo esistenti.

Allo stato di fatto il solo accesso utilizzabile è quello presente sul lato nord, da piazza della Vittoria, attraverso il quale si raggiunge l'unico corpo scala attualmente agibile.

Ciò pone problemi non solo organizzativi e distributivi all'interno dell'edificio, ma anche e soprattutto di sicurezza, considerato l'elevato numero di persone che vi accederanno.

Il progetto ha, quindi, proposto il ripristino di tutti gli accessi utilizzabili sui vari fronti dell'edificio e lo studio di un sistema distributivo che garantisca non solo l'adeguamento agli attuali standard di sicurezza, ma anche l'accessibilità ai portatori di handicap (oggi totalmente negata).

Gli accessi all'edificio, previsti nel progetto di riuso, sono tre:

1) l'ingresso da piazza della Vittoria, da cui si accede alla corte principale e agli spazi espositivi collocati sotto il portico;

2) un secondo accesso da via Paratici (oggi inutilizzato) con la realizzazione di nuovi collegamenti verticali adeguati agli attuali standard di sicurezza. Questo ingresso può essere utilizzato per raggiungere le sale riunioni e associazioni presenti al primo e secondo piano costituendo, allo stesso tempo, un'uscita di sicurezza per l'edificio. Inoltre, essendo l'unico punto raggiungibile con mezzi pesanti (che possono arrivare fino all'adiacente piazza Cavagneria), può essere utilizzato per il carico e lo scarico di materiali (ad esempio per gli spazi espositivi previsti al P.T.);

3) si è ipotizzata, inoltre, la riapertura dell'accesso su piazza Cavagneria e del percorso storico di collegamento tra "le piazze", attraverso la corte dell'edificio. Tale passaggio consente la creazione di un percorso coperto continuo tra piazza Cavagneria e piazza della Vittoria, restituendo inoltre alla corte il ruolo di "spazio collettivo", da cui godere di un'immagine quasi sconosciuta del Duomo.

La corte diventa così la quarta piazza del sistema degli spazi centrali di Pavia, recuperando la funzione urbana che il Broletto ha svolto per secoli.

La riorganizzazione dell'accessibilità e del sistema distributivo garantisce oltre che l'adeguamento agli standard di sicurezza al fuoco anche una buona flessibilità d'uso degli spazi, che consente non solo l'utilizzo contemporaneo degli stessi ad utenze diverse ma anche la possibilità di riconvertirli facilmente, in futuro, ad usi diversi.

Gli interventi di trasformazione presenti nel progetto sono limitati e concepiti come miglioramento delle prestazioni di accessibilità, sicurezza e fruibilità dell'edificio piuttosto che come specifica esigenza delle funzioni che vi si devono insediare, rispettando al massimo l'impianto esistente.

Inoltre la tipologia degli spazi (conformazione geometrica, superficie etc.) e il sistema distributivo (che consente di utilizzare separatamente i diversi piani e le tre parti che compongono l'ala meridionale: lato verso il cortile interno, dove sono collocati i servizi igienici; torrione; corpo principale), garantiscono un'ottima flessibilità d'uso degli spazi.


        

Facciata su piazza Cavagneria e particolare del nuovo ingresso pedonale in piazza Cavagneria




Particolare del nuovo passaggio pedonale                                    



Il fronte su via Paratici dopo il restauro



Gli interventi sulle strutture

Il consolidamento dell'impianto strutturale rappresenta un obiettivo primario per il progetto di conservazione dell'edificio.

Le indagini geognostiche effettuate hanno evidenziato che l'intervento più urgente interessa il consolidamento delle fondazioni dei muri perimetrali, trasversali e dei pilastri del blocco meridionale, per il quale sono state studiate, in fase preliminare, due tecniche alternative (jet grouting e compaction grouting), condizionando la scelta della modalità operativa alla realizzazione di un campo-prove preventivo.

Alla luce delle ricerche effettuate si è optato per l’impiego della tecnica del compaction grouting abbinata ad interventi puntuali di consolidamento delle strutture tra cui il risarcimento delle fessurazioni sulle murature verticali, il consolidamento del pilastro lapideo al piano terra, il risarcimento delle volte in corrispondenza delle fratture con operazioni di cuci-scuci e consolidamento con armature metalliche.


 
Progetto di restauro e riuso del Broletto di Pavia
Progetto e DL
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Progetto di massima (1997):

Progetto: BCG Associati  archh. Claudio Baracca, Giorgio Corioni, Massimo Giuliani

con archh. Enrico Bergonzi, Andrea Colombo, Mariapia Germani, Giuseppina Lanfranchi, Federica Rando

Consulente: ACR Progetti srl

Collaboratori: Marco Cavallotti, Ilaria Marchesotti, Marco Pecchio

Relazione storico-artistica e regesto dei documenti relativi al Broletto: dott.ssa Donata Vicini.

Indagini statiche: prof. ing. Giorgio Macchi, ing. Stefano Macchi

Analisi geognostiche: prof. ing. Vito Nicola Ghionna.


Progetto esecutivo del primo lotto (2004):

Progetto architettonico: BCG Associati archh. Claudio Baracca, Giorgio Corioni, Massimo Giuliani con archh. Federica Rando, Paola Boneschi, Daniele Ghilioni, geom. Marco Pecchio

Progetto strutturale: ing. Claudio Marabelli con ing. Cesare Bertolaia, arch. Luca Acquaviva

Progetto geotecnico: prof. Ing.Vito N. Ghionna, ing. Bruno Bosco

Progetto impiantistico: ACR Progetti - ing. Riccardo Borello, ing. Augusto Graziadei
Consulenza storico-artistica: Prof. Saverio Lo martire


Direzione lavori primo lotto: arch. Massimo Guliani

Massimo Giuliani architetto - Pavia via Treves, 2 - tel 0382.572763 - fax 0382.479455

P.IVA 01765820186

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